Punti di Interesse Storico-Naturalistico dei Comuni Soci Fondatori

Chiesa Annunziata

Da DPCServizi | Mer, 11/26/2025 - 17:20
L’edificio, risalente al XIII sec., costituiva la chiesa parrocchiale del borgo fuori Porta Albina ed era caratterizzato da navata unica. Presenta un portale caratterizzato da una lunetta e un’architrave a tralci viminei sopra cui appare, in caratteri gotici, il nome dell’artigiano “Magister Andreas de Piperno” (Maestro Andrea di Priverno).

Cattedrale

Da DPCServizi | Mer, 11/26/2025 - 17:00
La cattedrale, costruita all’interno dell’antico Tempio Maggiore di età romana, consacrata nel 1074 e dedicata a San Cesareo, venne inizialmente ristrutturata tra il XII e XIII sec. A questo periodo risalgono il campanile e il fregio in mosaico. L’aspetto attuale è dovuto a interventi di restauro del ‘700 e della seconda metà dello scorso secolo.

Lago di Giulianello

Da DPCServizi | Ven, 12/15/2023 - 19:47
Il lago di Giulianello, chiamato anche "Lago La Torre" è il terzo lago vulcanico dei Colli Albani, dopo il Lago Albano e il lago di Nemi. Nel 2007, con decreto del presidente della Regione Lazio, è stato eretto a monumento naturale. Si tratta di un lago vulcanico di forma ovale dal perimetro di 1,8 km, ed è posto tra i comuni di Velletri e di Cori, in un'exclave amministrata dal comune di Artena. Orograficamente, è individuabile nella piana tra i Colli Albani e i monti Lepini. Sito di gradevole bellezza paesaggistica, ospita una notevole biodiversità di fauna (ittica e avifaunistica) e di flora (canneti e querce secolari lungo la riva).

Tempio di Castore e Polluce

Da DPCServizi | Ven, 12/15/2023 - 19:36
Situato all’estremità orientale della vasta zona (odierna via delle Colonne) che ospitava il foro, ciò attualmente è visibile risale agli inizi del I sec. a. C.: consiste in una parte del podio, sul quale poggiano due delle sei colonne originarie, in stile corinzio, recanti ancora tracce dello stucco che le rivestiva. Parti di una terza colonna, appartenente al lato destro, si vedono inserite nel muro di una casa privata. Sull’architrave, elemento del quale poggia ancora sulle due colonne, un’iscrizione dedica il tempio a Castore e Polluce e ricorda i nomi dei due magistrati che ne curarono la realizzazione utilizzando denaro proveniente dal tesoro del tempio.

Museo della Città e del Territorio

Da DPCServizi | Ven, 12/15/2023 - 19:34
A differenza di altri vicini distretti del Lazio, l’area dei Monti Lepini rivela – appena si consideri in corretta prospettiva storica – una omogeneità storica assai meno concreta di quanto gli attuali orientamenti di politica e promozione culturale vorrebbero suggerire. In effetti, nel corso di una storia plurisecolare, i Monti Lepini (e le contermini valli Latina e Pontina) hanno via via costituito l’area di contatto e frizione tra diversi gruppi etnici (in età preromana), il comparto geografico di una fitta rete di insediamenti diversi per origine e statuto istituzionale (in età romana e in età medievale), il territorio conteso tra diverse signorie (in età medievale e rinascimentale); nella struttura amministrativa e religiosa dello Stato della Chiesa i Lepini risultavano divisi tra diocesi differenti e chiaramente distinti nei due versanti, montano interno e tirrenico, della “bifronte” provincia di Campania et Maritima. Il carattere storico-territoriale assegnato al Museo di Cori ha inteso illustrare questa complessa vicenda storica e il ricco patrimonio culturale di un ampio settore tra i meno noti del Lazio meridionale. Al contempo, si è voluto porre l’accento sulle forme, i tempi e i contenuti della “riscoperta” dei Monti Lepini e della loro “fortuna” in età moderna e contemporanea quando la suggestione delle vestigia del passato incessantemente richiamava artisti, viaggiatori ed intellettuali italiani ed europei. Non per caso, l’allestimento del Museo si apre con la serie di stampe che Giovanni Battista Piranesi (1764) e Luigi Rossini (1826) dedicarono alle Antichità di Cora, eccezionalmente riprodotte, dai rami originali, dalla Calcografia dell’Istituto Nazionale per la Grafica: questi capolavori dell’incisione italiana, insieme ad analoghe opere del XVIII e XIX secolo dedicate ad altri centri e monumenti Lepini, costituirono il principale veicolo, in ambito europeo, per la conoscenza del patrimonio storico e artistico locale, contribuendo sensibilmente alla formazione della identità culturale della regione. Con eguale intento, il percorso espositivo si chiude con i disegni acquerellati dei monumenti di Cori di Théodore Labrouste, pensionnaire dell’Accademia di Francia a Villa Medici (1831), qui riprodotti per gentile concessione dell’École Normale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi: come in altri casi analoghi, l’approccio “scientifico” allo studio dei resti archeologici avviava una nuova stagione di indagini sul patrimonio culturale Lepino secondo metodologie e orientamenti culturali pienamente moderni. Per la sua impostazione, il percorso espositivo del Museo – articolato in otto sezioni cronologiche e tematiche con un impegnativo apparato didattico – evoca diversi contesti geografici e storici dell’area Lepina pur dedicando particolare attenzione all’antica città di Cori nota per la particolare concentrazione di emergenze archeologiche ed artistiche come il tempio detto di Ercole sull’acropoli (seconda metà del II sec. a.C.) e la cappella dell’Annunziata con l’intatto ciclo di affreschi (1422-1460), entrambi Monumenti Nazionali.